La Karakorum Highway in bici
La Karakorum Highway in bici: 1400 Km fra Islamabad (Pakistan) e Kashgar (Cina). Dal 12 al 27 Maggio 2006.
La regione Hunza, si caratterizza per la grande ospitalità della sua gente, i paesaggi di montagna e gli splendidi ghiacciai che si susseguono lungo il cammino. La strada quasi sempre si svolge bordeggiando il torrente, in un percorso tortuoso che offre panorami estremamente vari che compaiono all’improvviso dietro l’angolo di ogni curva.
l’ottava meraviglia del mondo…
Nel 1966 la Cina ed il Pakistan diedero inizio alla costruzione di una strada, che avrebbe attraversato alcune fra le montagne più alte del mondo, fra la catena del Pamir e il Karakorum. Era uno dei progetti
ingegneristici più grandi della storia. Alcuni tratti di questa strada riprendevano la millenaria “Via della Seta”, percorsa un tempo solo coi muli o a cavallo.
Per trovare un percorso praticabile, che avrebbe resistito all’incertezza dei cambiamenti climatici e della montagna, fu necessario far saltare con la dinamite gran parte dell’itinerario e costruire un centinaio di ponti. La realizzazione del progetto fu possibile grazie al lavoro congiunto dei due Paesi e di 25.000 operai.
Si narra che per ogni chilometro e mezzo di strada morì un lavoratore…
La strada fu aperta ufficialmente al turismo con l’inaugurazione del Khunjerab Pass, il 1 Maggio 1986. Attualmente è in gran parte asfaltata. Dei 1200 km che uniscono Havelian (a nord di Islamabad) con Kashgar (Cina), al momento solo un 20 % deve essere terminato, anche se l’asfalto in ogni caso richiede un enorme lavoro di manutenzione. Le nevi nei periodi freddi, la caduta massi, l’erosione delle acque piovane molto abbondanti, lo compromettono continuamente.
Il racconto per immagini
L’attuale “Karakorum Highway” che percorre gran parte della Via della Seta, fu la prima tappa di un più lungo viaggio col quale sarei arrivato fino nel cuore del Tibet e del Nepal.
Due mesi complessivamente. Una grande avventura. E’ stato veramente affascinante percorrerla e scoprire la varietà delle culture e delle etnie lungo di essa distribuite. Popoli che hanno più di 2300 anni, una suggestione profonda.
La gran quantità di valli, che si allungano a volte con dislivelli fino a 4000 metri, offrono la possibilità di apprezzare paesaggi unici, sempre diversi fra loro. A percorrere la Karakorum Highway si ha l’impressione di attraversare una decina di paesi….
Avevo già fatto un’esperienza nel ’96, nella quale avevo incontrato il Pakistan, nella zona di Balukistan, dovendo pedalare con una scorta armata. In quella occasione i militari senza dirmi nulla mi accompagnarono per l’intero percorso sempre in silenzio. Indicavano la via nel deserto ripetendo sovente: “Ali Baba, Ali Baba”!
Faccio una deviazione verso il campo base del Nanga Parbat.
Lungo questo tratto la strada è veramente rovinata e incontro degli operai che, con pala e picco, si dannano per rimetterla in ordine.
Gli ultimi 6 km, prima di Jhel, mi obbligano ad uno sforzo di 3 ore, dovendo spesso caricare la bici a spalle per attraversare strette cornici. La gente di Jhel, pastori molto umili ma anche estremamente ricchi di generosità, mi invitano nelle loro abitazioni per offrirmi te e chapati. Da qui continuo a piedi, dopo aver lasciato al villaggio la bici, fino al campo base del mitico Nanga Parbat.
Dal passo il ghiacciaio Batura, sorge imponente, come il signore della regione, con un’estensione di 56 km quadrati e 14 cime di più di 7000 metri, che gli fanno da custodi tutto intorno.
Davvero spettacolare!
khunjerab pass
Khun Jerab, si può tradurre come “valle del sangue”, una zona di alture caratterizzate dai verdi pascoli dove i pastori kirgis e taykis, portano al pasolo il loro bestiame.
Incontro una mandria di yak che attraversa da uno all’altro i due paesi senza conoscere frontiera.
Ragazza Tashkurgan
La prima località della Cina che incontro si chiama Tashgurkan (fortezza di pietra), probabilmente costruita circa 2300 anni fa, quando era tappa obbligata nella Via della Seta. Oggi enormi cartelloni pubblicitari e viali sproporzionatamente grandi, danno corpo ad un forte contrasto col deserto che tutto intorno la circonda.
La popolazione è per la maggior parte di etnia “Tayiki”, con tratti somatici molto diversi da quelli cinesi.

Famiglia kirgis.
Sembra quasi che più proseguo nel mio cammino, più amabile e simpatica si dimostra la gente… Passo la notte sulle sponde del Lago Kara Kul (3700 m), in compagnia di una amichevole famiglia Kirgis.
Gola fiume Khunjerab.
Dopo Sost, il torrente si infila fra pareti di alte montagne, come se entrasse in una stretta galleria, che lascia appena lo spazio per il defluire delle acque e il piccolo corridoio della strada. Il vento accelera ed il fragore di un torrente così poderoso si sente più forte che mai. Alcune cadute improvvise di massi, mi obbligano a pedalare più veloce per scappare… Il colore della roccia è scuro, mi ricorda che il nome Karakorum vuol dire appunto roccia scura. Un contrasto incredibile col bianco della schiuma del torrente che corre veloce verso valle.
Il mio colega canadense.
Poco prima di arrivare a Kashgar, incontro Ken, un vecchio amico di strada conosciuto 11 anni fa ad Ushuaia. Anche lui è qui in bicicletta come me! I viaggi sono così, “pieni di sorprese”. Dopo tanti anni non so ancora spiegarmi quel particolare magnetismo che esiste fra viaggiatori…
La Karakorum Highway fu da sempre una strada percorsa dai grandi viaggiatori. A Kashgar completo la prima parte del mio viaggio. Nella seconda, di li a pochi giorni incontrerò il sacro Monte Kailash, nel cuore del magnifico Tibet…