IL MONDO IN UNA BICI - articolo -
• Dove sei nato? Ci racconti un pezzo della tua infanzia e della tua adolescenza?
Sono nato a La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires, il 31 Dicembre 1968.
Come tanti bimbi del mio paese di quell’epoca, con genitori separati. Ho vissuto la maggior parte
dell’infanzia e adolescenza con mia nonna. Ero un bambino molto timido e solitario, grasso e occhialuto e divoratore di libri d’avventura. Avevo molta immaginazione, ma mai avevo pensato che quei 3 chilometri che facevo in bici per attraversare la città e raggiungere la casa di mia nonna sarebbero stati l’inizio delle mie pedalate per il mondo.
• Quando e come è cominciata per te la passione della bicicletta?
Posso dire che la mia passione per la bici è iniziata correndo a piedi! Quando avevo sei anni non ne possedevo ancora una e allora correvo dietro ad un amico per accompagnarlo nei suoi giri attorno al quartiere.
Altre volte, appena possibile rubavo dall’offi cina di mio padre la sua enorme bici. Forse è stato proprio il fatto di non averne una fi no all’età di 10 anni, che me l’ha fatta desiderare così tanto.

• Quando hai fatto il tuo primo viaggio bike?
A 15 anni. 45 km di andata, 45 km di ritorno per andare alla scuola di agraria. Questo viaggio coi jeans stretti addosso, camicia e borsa dei libri è stato la mia prima sfi da…
La Plata e una città di pianura con dintorni noiosi…pampa, campi, coltivazione, a volte mucche ed estancias, ma tutto rigorosamente piano e uguale. Pedalavo con la voglia e l’ansia di arrivare in un posto diverso. A 16 anni vidi la mia prima montagna e decisi che era ora di “viaggiare”.
Nel 1986 pianifi cai il mio primo grande viaggio. Meta: Lago Huechulafquen nel Parco Nazionale Lanin (Patagonia).
1700 km e pochisimi pesos a disposizione. La bici, comune e di ferro, non aveva il deragliatore e per cambiare usavo mani e piedi. Le borse, sostituite da uno zaino legato con elastici al portapacchi.
Non sapevo nulla di carichi. Con l’aiuto di mia nonna abbiamo riempito lo zaino fi no all’orlo di scatolette di frutta sciroppata, uova lesse, formaggini e biscotti.
Era la “benzina” per tutto il mio viaggio. Mai avevo dormito in tenda prima di allora e così in alcune tappe decisi di dormire senza montarla.
La avvolgevo attorno avvolgevo attorno al corpo, come la pasta intorno ad un cannolo.
In questo viaggio ho sperimentato la fame, il freddo, il vento, la timidezza….a volte rimanevo a lungo davanti a una casa prima di avere il coraggio di chiedere un pò d’acqua….
La solitudine poi, è stata dura…. Avevo solo 17 anni e ancora molta strada da fare… molto da imparare.
• Cosa ti spinse a cercare questo tipo di avventura? Cosa provasti più profondamente e cosa cambiò dentro di te?
Ho scoperto che il ciclismo si può trasformare in avventura… viaggiando nel mio paese e nei vari continenti ho conosciuto una profonda armonia con la natura e quanto l’essere umano possa essere piccolo e insignificante rispetto ad essa.
E’ proprio da questo essere piccoli e umili che si può scoprire il mondo, la grandezza della natura. Adattarsi semplicemente per sopravvivere e goderne.
• Quali i tuoi principali viaggi ed avventure in bici negli anni successivi?
All’ inizio mi sono dedicato alle ultramaratone e all’ultratriatlon. La bici era solo il mezzo per raggiungere i luoghi dove si svolgevano le gare. Nell’anno 1991 andai in Brasile per correre due gare da 100 km e ritornai a Buenos Aires in bicicletta. Pedalai più di 3200 km in 18 giorni e me la cavai con solo 20 dollari.
Ho capito così che viaggiare in bici poteva essere Molto economico… ovviamente facendo bene i calcoli , al giorno d’oggi è un pò più oneroso.
Nel 1992 sempre in bici, sono andato in Messico per correre il primo “Decaironman” della storia. Ho attraversato 11 paesi e pedalato per piu di 10.000 km. Dopo questa prova ho deciso di lasciare le competizioni e mi è venuta voglia di fare un giro del mondo.
Ho viaggiato molto in Sudamerica ho pedalato per le provincie della Argentina promuovendo una campagna ecologica. Sono salito in bicicleta fino alla cima
dell’Aconcagua (6960 m).
Nell 1995 ho pedalato da Ushuaia (il punto piu asud della Patagonia) fino all’Alaska.
Nel 1996 ho iniziato un giro del mondo per l’emisfero nord. (vedi mia biografia integrativa).
Nel 1998 un giro del mondo per l’emisfero sud.
Dal 1998 ho iniziato ad accompagnare gruppi di ciclisti in Argentina e più tardi anche in altri Paesi.
Ogni tanto vado ad esplorare nuovi posti per rinnovare le mie proposte di viaggio.
• Perché ti attraggono così tanto le lunghe distanze in bici?
Mi piace sentire che da solo, con le mie energie posso arrivare lontano, ogni volta più lontano… è un “potere” di cui posso godere liberamente e totalmente.
Mi piace sentire il Mistero del “ancora di più”… Quasi sempre mi rendo conto che non arrivo da nessuna parte e che quello che ho fatto mi lascia sostanzialmente insoddisfatto. Però ugualmente sorge da dentro un nuovo impulso per viaggiare una volta ancora, per continuare. E viaggiando scopro me stesso ed il mondo.

• Cosa senti quando ti trovi in luoghi selvaggi e solitari?
Quasi sempre mi sento bene…. Curiosamente! Mentre nella città spesso mi sento solo e sprotetto.
Voglio precisare che non sono un maestro di sopravvivenza e che molte volte ho avuto buona fortuna!
• Per te viaggiare in bici ha un significato anche legato al fatto di affrontare “avventure alla pari con la natura”? E un modo di viaggiare lento che consente una giusta connessione con il fattore ambientale? Perché?
Tante volte per procedere uno deve sfidare il clima e la geografia complessa di un territorio. In questa circostanza il viaggio si trasforma in avventura.
L’assunzione del rischio diventa una scelta personale. Tante volte si cerca il difficile per mettersi alla prova e capire fino dove arriva la propria profunda connessione con la natura. La bicicletta consente col suo “andare lento” di percepire la natura, di osservare,
di fiutare, di fermarsi con facilità in un posto che piace. Personalmente, i momenti in cui mi sono sentito particularmente in armonia sono stati quelli in cui sono riuscito a staccarmi dall’azione del pedalare e mi sono lasciato trasportare.
• Cosa pensi del turismo di massa e di quello super organizzato?
Non è così male che i turisti vadano in massa in alcuni luoghi fissi, perché così ne lasciano liberi altri…!
Per fortuna esistono ancora posti dove si può stare in pace e calarsi nell’unicità profonda del luogo.
Per molte persone organizzarsi un viaggio in autonomia è impossibile. Quindi comprendo la loro necessità di muoversi in luoghi super strutturati.
• Cosa vuol dire per te accompagnare piccoli gruppi di biker nei tuoi viaggi? Ti senti un tour operator, una guida o un semplice viaggiatore esperto che coinvolge altri nella sua passione?
Vuol dire occuparmi in modo dettagliato Della logistica, salvaguardando però le situazioni autentiche che possono far capire al cliente l’originalità del posto in cui sta viaggiando. A volte incontro gente che è più vicina al mio modo di sentire i viaggi, altre volte meno.
La mia attenzione è comunque focalizzata nel trovare un equilibrio, comunicare la mia “passione” e dare un buon servizio. Tuttavia non sono un viaggiatore esperto, in ogni viaggio apprendo.
• Ci racconti un breve episodio di un incontro che hai fatto in uno dei tuoi viaggi?
Non è facile sceglierne uno…
Tra i più recenti ricordo l’ incontro con pastori nomadi sull’altipiano tibetano.
Era buio, ero congelato per aver guadato più volte un fiume e mi ero pure fato male cadendovi. Sentivo che ero al limite delle mie forze e che se non trovavo un riparo morivo. La lucidità reattiva della paura mi ha fatto ricordare di una tenda che avevo visto durante il cammino. Sono andato in quella direzione.
La sorte ha voluto che fosse abitata. Sono stato accolto e curato come un figlio. La spontaneità dei loro gesti mi commuove ancora oggi a distanza di tempo.
Il giorno dopo ho ripreso il viaggio… era molto che non mi sentivo così vivo.
Sì, questo è un episodio bello da ricordare, ma un viaggio è molto di più.
E’ fatto di molti incontri e anche se meno eclatanti, tutti ugualmente intensi.
• Qual è il significato più profondo nel viaggiare come viaggi tu, dell’incontro con gli altri popoli e culture? Credi di riuscire davvero a comprenderli e farli penetrare in te?
Viaggiando in bici è più facile avvicinarsi alla gente, in luoghi sperduti diventa una necessità.
Ho goduto spesso della loro solidarietà e dei loro inviti. Mi avvicino con umilità e rispetto. Queste grandi esperienze che ho avuto la fortuna di vivere mi hanno fatto spesso pensare che l’ “UMANITA’” va davvero oltre le differenze culturali.
• Cosa pensi della congiuntura ambientale internazionale? Cosa pensi dei cambiamenti climatici e del modo col quale l’umanità sta reagendo o non reagendo a questa emergenza?
Tutti sappiamo che la situazione ambientale sta peggiorando in modo preoccupante.
Che si possa fare molto di più ne sono convinto e sarebbe opportuno che gli interventi venissero decisi da persone competenti. Io spero quanto meno che sempre più gente utilizzi la bicicletta e lasci la macchina ferma in garage.
• Ti sei mai impegnato in qualche progetto di solidarietà?
Il mio modo di essere solidale non è mai passato per grandi progetti struturatti. Tranne negli anni 92-93-94, quando ho collaborato con varie fondazioni ecologiche argentine e Greenpeace, per una campagna di solidarietà per l’ambiente.
Ho pedalato attraverso le 23 province dell’Argentina e con proiezioni e dibattiti informavo moltissimi alunni delle scuole sulle problematiche dell’ambiente.
Ora posso dire che il mio modo di fare solidarietà è più diretto.
In alcuni viaggi in Patagonia, faccio alloggiare i clienti in scuole e palestre di posti sperduti in modo che condividano la realtà della gente e dei bambini e possano capire quanto un piccolo gesto abbia significato e allo stesso tempo gratifichi.
Cosa pensi della questione tibetana Mariano? Cosa dell’attuale emergenza in quel paese?
Ogni volta che vado a Lhasa provo sconforto nel vedere come la Cina avanzi sempre di più. Allora mi reco nella parte antica della città per rincuorarmi.
Mi conforta vedere la fede dei pellegrini Tibetani e la loro voglia di autodeterminarsi, ma se devo essere sincero faccio fatica ad immaginare una via di uscita.
La Cina è una potenza economica e militare e molti stati sono invischiati con lei.
Posso e voglio sperare che quanto meno venga concessa loro una forma di autonomia.
Saresti favorevole al boicottaggio dei Giochi Olimpici cinesi?
Si!
Cosa consiglieresti ai lettori di Montagnard per affrontare il loro primo lungo viaggio in bici?
Di non organizzarlo troppo… di lasciare margine agli imprevisti.
Il superamento degli imprevisti da la spinta per continuare e superarsi ed imparare veramente…
Buena suerte!